mercoledì 31 ottobre 2012

I bambini e il tempo libero



I bambini di oggi sono super impegnati, non hanno un minuto di tempo libero, la loro agenda ancora un po' è più impegnata di quella dei loro genitori. Ma quante attività vengono decise veramente da loro e quante “imposte” dai genitori?

Secondo recenti ricerche più della metà dei bambini frequenta almeno un corso dopo la scuola con un impegno settimanale di almeno due ore, ma a scegliere le attività spesso sono i genitori, spinti dal desiderio di allevare dei piccoli campioni o di vedere realizzare nei figli ciò che il genitore non ha potuto fare.


Tra gli sport più gettonati ci sono il calcio ed il nuoto per i maschietti, pallavolo, danza e ginnastica per le femminucce, ma non si disdegna nemmeno la musica (chitarra in particolare) o corsi di inglese o di informatica. Opportunità che possono dare frutti positivi solo se a sceglierle sono i bambini stessi, spinti dalla propria curiosità.

Offrire occasioni ed opportunità di crescita per un bambino è importante, ma è bene anche regalargli del tempo libero dove lui liberamente o con i propri amici sceglie come passare il suo tempo libero, perché
 l'attività extra scolastica deve essere vissuta come un gioco e non come un’imposizione.

I bambini hanno bisogno di tempo libero per dedicarsi completamente al gioco spontaneo, non guidato da un adulto, perché il gioco è un'attività indispensabile, come mangiare o dormire, un ingrediente prezioso per la crescita.


lunedì 29 ottobre 2012

Intervista Argonne: Matteo Birocchi, diplomato nel 2007


24 anni, mi sono diplomato all’Argonne nel 2007. Laureato in Ingegneria dei Sistemi Edilizi al Politecnico di Milano nell’ottobre 2012, lavoro come analista di Pricing e Revenue Management a Costa Crociere. Appassionato di qualunque tipo di sport e in particolare di calcio, sci e ping pong. Terzo di sei figli di genitori insegnanti.



Che cosa ti ha dato in particolare di positivo Argonne che ti è servito per la sua crescita personale?
L’Argonne mi ha dato la consapevolezza di poter cambiare il mondo attraverso le mie scelte, la speranza che lo sforzo di un limitato numero di persone, famiglie e insegnanti può contribuire a creare una realtà davvero bella da vivere. Mi ha reso una persona grata per quanto ricevuto e desiderosa di dare altrettanto.

In che modo Argonne ti ha aiutato ad affrontare il mondo professionale?  
La dedizione, la passione, la competenza e lo spessore umano dei professori mi ha spinto ad affrontare lo studio liceale e universitario con curiosità, determinazione e fiducia in me stesso.

Scuola omogenea maschile: un vantaggio o uno svantaggio? Perché?
Alla fine delle medie avevo pensato di cambiare, di andare in una scuola mista, non tanto perchè non fossi contento, ma per conoscere una realtà diversa, quella di tutti i miei amici al di fuori della scuola. E poi ovviamente la questione delle ragazze mi attirava. Ma il fatto che fossi convinto che la preparazione complessiva fosse migliore di quella di molti altri licei e che mi sentissi a casa all’Argonne, mi ha tolto ogni dubbio.
Non sono uno psicologo e quindi giudicando dai risultati e dall’esperienza di vita dico che funziona. Se la scelta fosse fatta dai genitori penso che dovrebbero ritenere un vantaggio l’omogeneità, ma poi ogni ragazzo deve essere libero di scegliere. Comunque poi all’università ho visto che le ragazze sono effettivamente indispensabili... per farsi passare gli appunti...

Un mondo tutto maschile: assomiglia più a una caserma, a una squadra sportiva o a un'avventura di pirati? Perché?
Direi che se tutti noi ci considerassimo dei gentlemen, una classe dell’Argonne assomiglierebbe a una squadra di calcio composta da giocatori del taglio di Javier Zanetti... Grandi amici e seri professionisti, e il prof è l’allenatore che prepara al match del lavoro e della vita.
Però nella vita scolastica c’è anche un po’ di Jack Sparrow in ognuno di noi ragazzi... Perchè ogni tanto bisogna fare qualcosa fuori dagli schemi...

Puoi condividere un breve ricordo, un episodio, della tua vita scolastica?
I ricordi più belli degli anni passati a scuola hanno sempre dei nomi e dei cognomi e quindi non si possono raccontare così su due righe. Il liceo è cominciato con la frase “mi dia due etti di prosciutto non è poesia“ e poi tutto è andato avanti. Tornei di calcetto vinti insieme, partite di halo, giornate sugli sci, lezioni effervescenti di matematica, divagazioni senza fine in latino, dadi truccati, note di classe sul registro, banchi spaccati a metà, chiamate di ore al più bravo della classe...

Perché scegliere oggi Argonne?
Perchè è una garanzia di una scuola che ti offre un corpo docente di alto livello, ti insegna a studiare e ti assiste con un tutor; il tutto in un’atmosfera familiare e divertente.

venerdì 26 ottobre 2012

Vedere un bambino

Vogliamo proporvi oggi una riflessione personale su un tema difficile e spinoso, soprattutto perchè a volte "evitato" dai genitori. 

"Guardiamo" davvero i nostri bambini? 

Li vediamo? Li ascoltiamo? Passiamo del tempo con loro, insieme a loro non semplicemente nella stessa stanza?

Quante cose potremmo insegnare loro trascorrendo del tempo di qualità insieme?
E quante ne potremmo imparare?

Due sono le testimonianze che ci offriamo oggi.

Una "preghierina" di un bambino (che trovate a fine pagina), possiamo immaginare che sia nostro/a figlio/a, alla mamma, ma possiamo facilmente girarla anche al maschile; e un post apparso il 12 Ottobre su larivistaintelligente.it in cui l'autrice, Paola Giannelli, cerca di riflettere sul rapporto genitori-figli, figli visti come pacchi, figli invisibili.

E voi cosa ne pensate? 

Raccontateci qualche storia interessante, di come riuscite a prendervi del tempo per stare con loro, per giocare con loro, per essere davvero dei genitori presenti, pur essendo impegnati.

Aspettiamo i vostri commenti. E i vostri consigli.






mercoledì 24 ottobre 2012

Sport: quando si arriva all'eccesso

Qualche giorno fa vi abbiamo mostrato come lo sport possa aiutare i bambini a crescere, come possa rafforzare le capacità fisiche ma anche stimolare lo sviluppo di altre capacità.
Però non sempre lo sport è positivo per i bambini: ci riferiamo a quei casi particolari, ma purtroppo esistenti, in cui i genitori portano allo stremo e all'eccesso la pratica sportiva e  si rischia di cadere nell'eccesso e nel dannoso.

Vogliamo riproporvi oggi un post scritto quasi un anno fa, ma sempre molto attuale: una storia di insana competizione agonistica, quando la passione dei genitori per uno sport ricade sui figli in maniera negativa.




Esistono purtroppo molti esempi simili, anche tra gli sportivi famosi. 
"Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l'essenza della mia vita..." Così scrive Andre Agassi, uno dei piú grandi campioni di tennis di tutti i tempi, in un memoir ("Open") che ha fatto scalpore nel mondo, non solo in quello del tennis.

Buona lettura, e che sia utile per far riflettere tutti i genitori.

lunedì 22 ottobre 2012

Piccoli giornalisti crescono



ZeroNove, ZeroNoie. No, non si tratta di uno scioglilingua ma dei nomi delle due riviste che i ragazzi delle scuole Faes di Milano, Argonne e Monforte, realizzano ormai da più di 3 anni.

ZeroNove parte da un’idea di Marcello Bramati, giovane professore del Liceo Argonne, voglioso di creare un giornalino per ragazzi che tratti varie tematiche, leggere ma non solo, che possano interessare ed arrivare ai propri coetanei.

Nato nel 2009, e da qui l’origine del nome, ZeroNove è cambiato e si è rinnovato negli anni: dalla grafica (oggi con un colore diverso per ogni numero in uscita), alla redazione, fino alla creatura di ZeroNoie, una sorta di palestra per i più piccoli ragazzi del biennio.

La struttura della redazione è semplice: una dozzina di ragazzi si ritrovano una volta a settimana per scegliere i temi da trattare, spartirsi gli articoli da scrivere e discuterne prima insieme. Il tutto sotto l’occhio vigile di Marcello e Giacomo Migliarese, passato negli anni da “semplice” alunno/giornalista della redazione a responsabile del giornalino.

Un numero ogni due mesi circa, articoli a due/tre mani che stimolano i ragazzi al lavoro di gruppo, ad organizzarsi anche fuori dal mondo scolastico ed a ragionare su problemi e tematiche d’ogni tipo. Insomma ZeroNove è una vera e propria scuola di scrittura che non si ferma però alla semplice creazione del giornalino: al fine di creare sempre qualcosa di nuovo e originale i ragazzi si cimentano anche in attività extra, come la visita all’istituto dei ciechi di Milano o spettacoli organizzati da clochard in Stazione Centrale.

Un successo che ha spinto i responsabili Marcello e Giacomo a pensare a qualcosa di più: l’idea di una versione online della rivista, per essere ancora di più al passo coi tempi.
In attesa di vedere se, in un futuro molto prossimo, questo progetto si realizzerà vi segnalo il motto della redazione… “Pensate da uomini saggi, ma parlate come gente comune”.

sabato 20 ottobre 2012

Messaggio sabato 20 ottobre ore 19.00


Comunicazione di venerdì 9 novembre
ore 19.30


Per favorire il colloquio, le domande, la discussione, la richiesta di chiarimenti, la condivisione dei punti di vista è stato aperta una pagina blog dedicata al dialogo raggiungibile a questo indirizzo
http://scuolaimiefaes.blogspot.it/

Messaggio sabato 20 ottobre 
ore 19.00

Nota: abbiamo aperto una nuova pagina che pubblica una serie di articoli a illustrazione della scelta pedagogica dell'omogeneità. Tra i primi testi pubblicati un articolo di Repubblica che presenta le sostenitrici di questa modalità, tra cui spicca Hilary Clinton, che da anni si batte a favore delle scuole single sex.

Credo sia opportuno chiudere qui i commenti: non è questo il luogo per una discussione, che oltretutto non vede in campo nessun esponente della proprietà IMI, che merita rispetto e attenzione. Inoltre è ben noto a tutti che il web esalta l’emotività e non favorisce il dialogo. Troveremo a breve altre opportunità per discutere con serenità e mettere sul tavolo le reciproche posizioni con chiarezza e rispetto reciproci.

Comprendiamo il dolore e l’amarezza dei genitori e dei ragazzi per la chiusura della loro scuola, non pretendiamo di sapere che cosa provino poiché non è capitato a noi, e possiamo solo immaginare che cosa soffriremmo se fossero state le nostre scuole a dover abbandonare il campo.

Va riconosciuto alla Congregazione il merito che,  pur nella dolorosa necessità di chiudere le attività, e di dover vendere lo stabile, lungi dal cercare una operazione speculativa, hanno lottato per trovare qualcuno che evitasse che al posto di una scuola dal primo settembre 2013 in via Amadeo si trovasse una attività commerciale o abitativa.

La Congregazione ha bussato a tutte le porte possibili a Milano. L’unica a rispondere alla richiesta della Congregazione è stata l’Associazione Faes che ha accettato di assumersi la responsabilità di gestire una nuova attività educativa, la quale, come è ben noto, non è attività che produca utili.
Come è stato scritto nella lettera, che ci risulta inviata da IMI a tutte le sue famiglie, “a breve saranno organizzate assemblee per ciascun settore” durante le quali sarà possibile un confronto diretto e sincero.
La Congregazione ha illustrato in questo modo, nella lettera sopra citata, i fatti:
  1. Come già comunicato da tempo la Congregazione si interrogava sul come poter dare continuità alla tradizione educativa IMI.
  2. La crisi aveva portato a dover scegliere tra due alternative: la chiusura della scuola stessa o la ricerca di soggetti che potessero subentrare nella gestione dell’attività scolastica.
  3. La ricerca non è stata facile e le difficoltà sono riconducibili alla dimensione della scuola e … al fatto che l’attività scolastica è una attività che non produce utili.
  4. Sono stati avviati contatti con diversi soggetti continuati per parecchio tempo, senza successo.
  5. Alla fine di settembre 2012 si è prospettato un accordo con il Faes e nei giorni scorsi è stato definito il passaggio di gestione della scuola per i settori Infanzia, Primaria e Media a partire dall’anno scolastico 2013-2014. Grazie a questo accordo il personale a tempo indeterminato della scuola dell’Infanzia, Primaria e Media passerà alle dipendenze del Faes.
  6. Nel Faes, IMI ha identificato un soggetto in grado di proseguire l’opera educativa portata avanti da loro per decenni, con gli stessi valori e ideali cristiani e umani.


Questi i fatti.

Per aggiungere a quanto sopra scritto e per la doverosa precisione, il Faes è stato riconosciuto dall’IMI come ente educativo in grado di dare continuità all’opera educativa, avendo a cuore i medesimi valori non negoziabili dell’IMI, pur se con modalità didattica e scolastica differente, ambito in cui vige la soggettività di scelta, basata su princìpi praticati da circa quarant’anni in Italia e nei quali crediamo ancora fortemente.
L’associazione Faes, tutta la dirigenza, i docenti, i genitori ribadiscono la massima disponibilità per aiutare le famiglie IMI a cercare la soluzione più adatta per loro, secondo i loro principi e nel rispetto dell’identità Faes, sia che questa scelta sia quella di accettare la proposta formativa Faes, sia se invece la scelta propenderà per altri istituti, statali o non statali, che risultino più in linea con la loro idea di scuola, di didattica e di educazione.

È ovvio infatti che al termine di questo anno scolastico, durante il quale nulla cambierà nella gestione attuale dell’IMI, ogni famiglia sarà libera di scegliere il futuro dei propri figli, così come peraltro in qualasiasi momento del presente anno.

Ringraziamo tutti per aver mantenuto un tono rispettoso e civile, anche nella forte e comprensibile emotività del momento, e rimandiamo la discussione nella sede opportuna.

Dilemma dei genitore: sport si o sport no?




Sport si o sport no?

Una questione che divide i genitori in due categorie di pensiero: tanto sport, niente sport. Infatti oggi giorno troviamo genitori che iscrivono i figli a più di una attività extra-scolastica, sportiva e non: bimbi e bimbe di sei anni si ritrovano tutti i pomeriggi a  fare calcio, ginnastica e violino. Altri genitori invece ritengono che l'attività sportiva non debba essere presa in considerazione troppo: toglie tempo allo studio, quindi si qualcosina si può fare ma più di un'ora alla settimana non si può dedicare allo sport.

Siamo sicuri che c'è anche una via di mezzo, e per questo vogliamo proporvi un'intervista uscita sul sito genitorichannel.it fatta a Clara Fugazza, mamma di 3 bambini in età scolare, insegnante di educazione fisica con una particolare impronta educativa. 
La professoressa Clara ha un'esperienza ventennale di insegnamento dello sport ai bambini e ai ragazzi nelle scuole e non.

Insieme a Clara proviamo a scoprire l'età giusta per iniziare a fare corsi di sport, quale sport scegliere in base all'età del nostro figlio, quante ore di attività sportiva possono affrontare i bimbi e altri argomenti utili rispetto a questo tema molto importante. Soprattutto in un momento in cui il rischio è crescere bimbi "asociali e obesi", che rimangono davanti alla televisione o ai videogiochi e che si perdono gran parte della vita e della felicità. 




venerdì 19 ottobre 2012

Grandi novità in casa Faes



Comunicazione di venerdì 9 novembre
ore 19.30


Per favorire il colloquio, le domande, la discussione, la richiesta di chiarimenti, la condivisione dei punti di vista è stato aperta una pagina blog dedicata al dialogo raggiungibile a questo indirizzo
http://scuolaimiefaes.blogspot.it/

Aggiunta di lunedì 19/11/12
Per facilitare la lettura riporto qui sotto il testo della pagina del blog dedicato al dialogo nella quale viene condivisa la lettera inviata dal Presidente dell'Associazione Faes al Consiglio di Istituto IMI. Rimando a quella pagina per ogni eventuale commento o domanda che riteniate utile. Ringrazio fin d'ora per l'attenzione.



Buonasera a tutti,
pubblichiamo di seguito una comunicazione rivolta ai genitori della scuola IMI di via Amodeo in risposta alle richieste presentate. La lettera riassume il contenuto di quanto condiviso oggi con i genitori del consiglio di Istituto IMI in una riunione apposita.

In calce una precisazione sintetizza il contenuto del messaggio trasmesso al consiglio di Istituto IMI.



OGGETTO: Risposta FAES alle istanze dei genitori IMI

Gentilissimi genitori,
rispondiamo alla Vostra comunicazione del 29 ottobre scorso avente ad oggetto “Passaggio di gestione IMI – FAES”.

Innanzitutto ci preme ringraziarVi per la pazienza che avete avuto nell’attendere questa nostra comunicazione, ma il tempo speso non è stato vano perché ha portato ad una soluzione che riteniamo possa rispondere in modo soddisfacente alle Vostre richieste.

Ci preme inoltre comunicare che la presente soluzione è stata studiata d’intesa con la Congregazione, e con il responsabile e i collaboratori del Servizio per la pastorale scolastica della Curia Arcivescovile di Milano.

In sostanza la Vostra richiesta di «individuare una modalità organizzativa che consenta di “ospitare” la conclusione dei cicli in corso, per i soli alunni già iscritti, nel rispetto delle scelte educative e formative fatte dalle famiglie IMI» ha trovato riscontro negli accordi tra la Congregazione ed il FAES.

In particolare il FAES acquisirà solamente la scuola dell’Infanzia IMI. Al tempo stesso la Congregazione porterà a conclusione nel medesimo stabile i cicli scolastici in corso della primaria e della secondaria di primo grado, per i soli alunni già iscritti, mantenendo per quanto possibile le attuali classi e i relativi docenti.

Tutti gli altri aspetti tecnici verranno chiariti nelle riunioni appositamente organizzate per le prossime settimane.

Certi di aver compreso e dato effettiva risposta alla Vostra disponibilità e al Vostro spirito di collaborazione, inviamo i migliori saluti.

Giovanni De Marchi - Presidente



A ULTERIORE CHIARIMENTO DI QUANTO SOPRA ESPRESSO

Per evitare possibili malintesi, riassumiamo quanto sopra espresso in questi termini. Ciò che viene qui sintetizzato riguarda l'ann scolastico 2013-2014. L'anno in corso NON viene in nessun modo modificato nel suo corso.

- La Congregazione ha accolto la richiesta dei genitori, espressa attraverso il consiglio di Istituto, di portare a completamento i cicli in essere della scuola primaria e secondaria di primo grado, gestendo in prima persona gli anni rimanenti per completare il percorso di studio.

- La Congregazione avrà a disposizione, presso l'immobile di via Amadeo, lo spazio necessario per poter accogliere le classi di elementari (2-3-4-5) e medie (2-3) oltre che poter ovviamente disporre di tutti i servizi necessari a svolgere in maniera corretta l'attività scolastica.

- Nel medesimo stabile l'associazione Faes gestirà in proprio il centro scolastico Monforte e la scuola dell'infanzia Aurora. Il Faes dalla sua origine ha fatto propria la scelta dell'omogeneità e della didattica partecipativa e di conseguenza prosegue in questa linea educativa. 

- Di fatto nel medesimo stabile saranno presenti tre centri scolastici in coabitazione con una condivisione adeguata degli spazi così da rispettare le necessità di ogni istituto.

- Al naturale esaurimento dei cicli in corso (4 anni per la scuola elementare e 2 anni per la scuola media) l'IMI cesserà le attività didattiche, posticipando la chiusura che era stata inizialmente prevista per la fine dell'anno scolastico 2012-2013.

La scuola dell'infanzia IMI dal settembre 2013 entrerà a fare parte del sistema Faes, fatto salvo quanto concordato con i genitori dei bambini attualmente presenti per garantire loro la continuità e condiviso nella riunione appositamente tenuta durante l'Open Day Faes di sabato 17 novembre 2012.

Restando sempre a disposizione per ogni ulteriore chiarimento, mi auguro che questa precisazione permetta di sciogliere ogni dubbio. Anche il Consiglio di Istituto IMI potrà fornire tutti i chiarimenti del caso. 
Grazie.

Paolo Pugni
paolo.pugni@faesmilano.it





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Credo sia opportuno chiudere qui i commenti: non è questo il luogo per una discussione, che oltretutto non vede in campo nessun esponente della proprietà IMI, che merita rispetto e attenzione. Inoltre è ben noto a tutti che il web esalta l’emotività e non favorisce il dialogo. Troveremo a breve altre opportunità per discutere con serenità e mettere sul tavolo le reciproche posizioni con chiarezza e rispetto reciproci.

Comprendiamo il dolore e l’amarezza dei genitori e dei ragazzi per la chiusura della loro scuola, non pretendiamo di sapere che cosa provino poiché non è capitato a noi, e possiamo solo immaginare che cosa soffriremmo se fossero state le nostre scuole a dover abbandonare il campo.

Va riconosciuto alla Congregazione il merito che,  pur nella dolorosa necessità di chiudere le attività, e di dover vendere lo stabile, lungi dal cercare una operazione speculativa, hanno lottato per trovare qualcuno che evitasse che al posto di una scuola dal primo settembre 2013 in via Amadeo si trovasse una attività commerciale o abitativa.

La Congregazione ha bussato a tutte le porte possibili a Milano. L’unica a rispondere alla richiesta della Congregazione è stata l’Associazione Faes che ha accettato di assumersi la responsabilità di gestire una nuova attività educativa, la quale, come è ben noto, non è attività che produca utili.
Come è stato scritto nella lettera, che ci risulta inviata da IMI a tutte le sue famiglie, “a breve saranno organizzate assemblee per ciascun settore” durante le quali sarà possibile un confronto diretto e sincero.
La Congregazione ha illustrato in questo modo, nella lettera sopra citata, i fatti:
  1. Come già comunicato da tempo la Congregazione si interrogava sul come poter dare continuità alla tradizione educativa IMI.
  2. La crisi aveva portato a dover scegliere tra due alternative: la chiusura della scuola stessa o la ricerca di soggetti che potessero subentrare nella gestione dell’attività scolastica.
  3. La ricerca non è stata facile e le difficoltà sono riconducibili alla dimensione della scuola e … al fatto che l’attività scolastica è una attività che non produce utili.
  4. Sono stati avviati contatti con diversi soggetti continuati per parecchio tempo, senza successo.
  5. Alla fine di settembre 2012 si è prospettato un accordo con il Faes e nei giorni scorsi è stato definito il passaggio di gestione della scuola per i settori Infanzia, Primaria e Media a partire dall’anno scolastico 2013-2014. Grazie a questo accordo il personale a tempo indeterminato della scuola dell’Infanzia, Primaria e Media passerà alle dipendenze del Faes.
  6. Nel Faes, IMI ha identificato un soggetto in grado di proseguire l’opera educativa portata avanti da loro per decenni, con gli stessi valori e ideali cristiani e umani.


Questi i fatti.

Per aggiungere a quanto sopra scritto e per la doverosa precisione, il Faes è stato riconosciuto dall’IMI come ente educativo in grado di dare continuità all’opera educativa, avendo a cuore i medesimi valori non negoziabili dell’IMI, pur se con modalità didattica e scolastica differente, ambito in cui vige la soggettività di scelta, basata su princìpi praticati da circa quarant’anni in Italia e nei quali crediamo ancora fortemente.
L’associazione Faes, tutta la dirigenza, i docenti, i genitori ribadiscono la massima disponibilità per aiutare le famiglie IMI a cercare la soluzione più adatta per loro, secondo i loro principi e nel rispetto dell’identità Faes, sia che questa scelta sia quella di accettare la proposta formativa Faes, sia se invece la scelta propenderà per altri istituti, statali o non statali, che risultino più in linea con la loro idea di scuola, di didattica e di educazione.

È ovvio infatti che al termine di questo anno scolastico, durante il quale nulla cambierà nella gestione attuale dell’IMI, ogni famiglia sarà libera di scegliere il futuro dei propri figli, così come peraltro in qualasiasi momento del presente anno.

Ringraziamo tutti per aver mantenuto un tono rispettoso e civile, anche nella forte e comprensibile emotività del momento, e rimandiamo la discussione nella sede opportuna.





Ieri sera, giovedì 18 ottobre, il presidente dell'Associazione Faes, dr. Giovanni De Marchi, ha comunicato a tutti i genitori, ai soci, ai professori ed agli amici una novità importante per il futuro delle scuole.
L'Associazione Faes ha concordato con l'Istituto Maria Immacolata l'acquisizione dello stabile sito in via Amadeo 11 a Milano offrendo agli attuali alunni la possibilità di proseguire il percorso scolastico in continuità di valori con quanto sin qui svolto.
L'IMI ha infatti dovuto prendere, in totale autonomia, la dolorosa decisione di cessare le proprie attività a partire dal prossimo anno scolastico.
Trovandosi di fronte all'alternativa di cedere lo stabile ad altro esercizio o di trovare chi accettasse la sfida di proseguire con l'educazione e la didattica, è stato proposto all'Associazione Faes di continuare l'attività didattica, secondo lo spirito e l'identità che gli sono propri, permettendo al contempo di offrire ai docenti coinvolti il mantenimento del posto di lavoro, e ai genitori di avere la possibilità di prendere in esame un progetto educativo molto vicino per valori e fondamenti a quello attuale.   

Questa iniziativa permetterà il ravvicinamento dei centri scolastici ed una maggiore presenza sul territorio delle scuole Faes.
Dopo una profonda ristrutturazione delle sedi, che avrà luogo durante l'estate 2013, l'anno scolastico che inizierà nel settembre prossimo vedrà il Centro Scolastico Argonne aprire nella nuova sede di via Zanoia 1 angolo via Ponzio, mentre il Centro Scolastico Monforte debutterà nella sede di via Amadeo, dove la scuola dell'infanzia Aurora aprirà una sede staccata, mantenendo sempre la sede originaria di via Noe.

I lavori dell'estate 2013 permetteranno di intervenire sugli edifici trasformandoli con numerose migliorie: dalla cablatura totale all'allestimento di palestre e cortili adatti alla nuova popolazione.


Nelle foto alcuni momenti della serata del 18 ottobre.







ore 20.00 sabato 20 ottobre: i commenti sono sospesi,
vedere QUI il messaggio di spiegazione

mercoledì 17 ottobre 2012

Imparare l’inglese in una scuola irlandese: ce lo racconta un alunno Argonne


Piernicola Giorgino

Un metodo efficacissimo per l’apprendimento dell’inglese è trascorrere un periodo all'esterno, vivere la lingua dal di dentro. 
Argonne e Monforte propongono a ragazzi e ragazzi di trascorrere un periodo in Irlanda durante l’anno scolastico. 
Dal 1985 la Rockbrook International svolge il programma “Un Trimestre in Irlanda” per ragazzi e ragazze stranieri, nelle due scuole Rockbrook e Rosemont ed anche in altre scuole a Dublino (elementari, medie e licei maschili e femminili) che condividono lo stesso progetto educativo di ispirazione cristiana. 

Vi abbiamo raccontato in questo post, come sarebbe stata la loro avventura prima della partenza; oggi vogliamo raccontarvi dal vivo questa esperienza. Abbiamo infatti chiesto a Piernicola Giorgino, un ragazzo di seconda media dell'Argonne, di raccontarci la sua esperienza "irlandese".

Come mai hai deciso di partire per l'Irlanda?
E’ il secondo anno che parto per l’Irlanda, ormai mi sento a casa a Dublino! Devo dire che questa esperienza la devo molto all’incoraggiamento dei miei genitori e di mio fratello maggiore; grazie a loro sono partito carico di entusiasmo e motivazione.

Cosa ti sei portato a casa di questa esperienza? 
Innanzitutto ho imparato a pensare e a parlare in inglese. Ho vissuto in una famiglia le cui abitudini sono assolutamente differenti da quelle della mia e per questo ho sviluppato una grande capacità di adattamento. Posso dire di considerare oggi la mia mamma irlandese come una vera zia. Le ho promesso che presto tornerò a trovarla con tutta la mia famiglia! Io e Mark, mio fratello irlandese, abbiamo frequentato insieme il college e abbiamo condiviso passeggiate, gite e pomeriggi insieme ai suoi amici e ai suoi fratelli e sorelle. Dublino è una città sicura e ho potuto girare anche da solo.A scuola ho conosciuto tanti ragazzi che si sono dimostrati veri amici.

Pro e contro di questa "avventura" lontano da casa?
Vivere un’esperienza di lontananza è, pur nella difficoltà, una forte spinta nella crescita. Ho mangiato talvolta cose che non gradivo senza battere ciglio, ho ubbidito senza discutere, ho collaborato nelle faccende di casa, mi sono adattato alle richieste dei docenti, ho superato la malinconia. La lontananza dalla mia famiglia milanese, mi ha fatto apprezzare le cose semplici di ogni giorno.

Consigli questa esperienza ad altri ragazzi della tua età? 
Assolutamente sì, perché è un’esperienza che fortifica e ti fa crescere.

Hai qualche aneddoto particolare da raccontarci? 
Ne avrei molti ma questo, in particolare, lo racconto spesso perché piace molto a mia madre. Quando si va a scuola in Irlanda, noi studenti, dobbiamo obbligatoriamente indossare la divisa del college: camicia bianca, cravatta, pullover grigio, pantaloni grigi e scarpe nere.
Un giorno, tornando da scuola in autobus con un mio amico italiano, mentre eravamo seduti abbiamo notato accanto a noi un gruppo di turisti italiani. Questi osservandoci hanno detto: ”Guardate questi due ragazzi con la cravatta! Vi immaginate se vedessimo in Italia dei ragazzi che vanno a scuola così, come sarebbe bello!”. A quel punto io e Alberto li abbiamo guardati e abbiamo detto loro: “Noi siamo italiani!”. Loro sono rimasti sbigottiti e anche felicemente sorpresi. Noi dal canto nostro oltre ad essere fieri della nostra italianità ci siamo sentiti un po’ cittadini del mondo.

lunedì 15 ottobre 2012

Intervista Giorgio Crico, ex studente Argonne




Laureando in lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano, classe '88, Giorgio Crico è un fresco ex alunno della scuola. E' il primo di cinque figli, suona la chitarra e il basso elettrici, ascolta musica rock e scrive parecchio: infatti è un aspirante giornalista ed è al momento concentrato sullo sviluppo del progetto Echeion.it, laboratorio giornalistico online che cerca di poter fornire un'informazione agile, bella e completa ai ragazzi che non hanno tempo né voglia di confrontarsi con quella tradizionale.


Che cosa ti ha dato in particolare di positivo Argonne che ti è servito per la tua crescita personale?
Argonne mi ha dato moltissimo, dal punto di vista umano e trovare una sola cosa tra le tante che ho ricevuto, è difficilissimo. Se posso permettermi, però, tra tutto sceglierei forse il “senso critico”, un po’ perché mi sembra una risposta non scontata e purtroppo sottovalutata, un po’ perché ho sempre notato che spesso era questo a distinguermi dagli altri miei coetanei usciti da esperienze formative diverse. Credo che nel mondo di oggi, che manda al singolo tantissimi impulsi e messaggi differenti ogni secondo, sia particolarmente importante cogliere cos’è importante e cosa no, imparare a usare la testa per comprendere e decidere, in pratica, “comportarsi da uomo”.

In che modo Argonne ti ha aiutato ad affrontare il mondo professionale? 
Argonne mi ha aiutato soprattutto nel farmi capire cosa mi piacesse e quali siano le mie inclinazioni, oltre alla bellezza di far bene una cosa, fino in fondo e nei dettagli. Direi che soprattutto la forma mentis che la scuola mi ha dato è stata utile nel confrontarmi con i professionisti: rispetto e curiosità intellettuale ma senza avere paura!
  
Scuola omogenea maschile: un vantaggio o uno svantaggio? Perché? 
Direi un vantaggio: l’assenza delle ragazze ci ha consentito di crescere senza doverci confrontare con la loro competitività e le loro obiettivamente superiori facoltà, specialmente in determinati stadi dello sviluppo, che arrivano prima nelle femmine e solo poi nei maschi. Una “gara” scolastica con una ragazza a 14/15 anni è insostenibile per un futuro uomo; inoltre, un ambiente di soli ragazzi è estremamente più facile e meno stressante da gestire dal punto di vista della comunicazione! Lo spirito di cameratismo si crea, tra ragazzi, con atteggiamenti e battute che non appartengono alle ragazze e che quindi trovano irritanti. Un’altra cosa: le femmine tendono talvolta ad “adottare” (causa istinto di mamma probabilmente) i loro amici maschi e ad aiutarli, con i pigroni che talvolta approfittano troppo della cosa! Puoi conoscere elementi dell’altro sesso sicuramente al di fuori della scuola: per secoli c’è stata una nettissima separazione tra maschi e femmine nei percorsi educativo-formativi ma questo non mi sembra abbia portato all’estinzione dell’umanità, anzi…

 Un mondo tutto maschile: assomiglia più ad una caserma, ad una squadra sportiva o a un'avventura di pirati? Perché?
Direi un po’ di tutt’e tre le cose, ma soprattutto una squadra sportiva, perché chi sbaglia non deve né passare la notte in guardina né passeggiare sul ponte! Battute a parte, i professori somigliano più a una società sportiva che non a un capitano dispotico o un generale roccioso: ognuno col suo stile, hanno sempre cercato di trasmetterci gli “schemi” per farci maturare e diventare uomini senza perdere di vista la “tattica” globale e più adatta per la classe tutta.


Puoi condividere un breve ricordo, un episodio, della sua vita scolastica?  
Ricordo sempre con molto piacere il discorso di commiato del prof. Samek, in quinta liceo. Oltre all’alto grado de emozione che ci ha provocato, è stato molto forte scoprire che tutto l’impegno che aveva messo nell’insegnare a noi non era tanto per portarci a sapere la filosofia, sua materia, ma piuttosto per farci diventare più uomini.

Perché scegliere oggi Argonne?
Perché Argonne, a mio parere, è l’unica realtà scolastica milanese che, non solo nei singoli docenti, come magari può capitare di trovare altrove, ma proprio nel “sistema” che ha e che mette in pratica, cerca di far uscire da ogni ragazzo l’uomo che sarà, senza fermarsi all’aspetto didattico. Al giorno d’oggi c’è un bisogno, non esagero, disperato di aiutare le famiglie nel difficile compito educativo. Il solo nucleo d’origine non basta più: di fronte a questa emergenza educativa la scuola deve assumersi un ruolo molto più presente e deciso, come il FAES cerca di fare da trent’anni. Il tutto rimanendo sempre e comunque una scuola d’eccellenza, che alla fine è il motivo base per cui una scuola venga scelta anche da chi, almeno in origine, non pensa che sia il luogo dove ampliare e migliorare la formazione personale.

venerdì 12 ottobre 2012

Save the Date: Metodologia Di Studio, Sabato 20 Ottobre



Venerdì, Sabato 20 ottobre, presso la scuola Monforte di via Ponzio, corso di metodologia dello studio per ragazze/ragazzi di V elementare e III media e per i loro genitori.
Il corso sarà tenuto dal Prof. Bramati, che ci ha spiegato in questo post l'importanza di questo metodo. Nello stesso post troverete anche il racconto di un ragazzo che ha frequentato il corso l'anno scorso e che ci racconta perchè gli è servito. 

L'evento cercherà di aiutare i ragazzi e i genitori di V Elementare/Primaria ad affrontare nel migliore dei modi gli 8 anni che devono essere affrontati prima dell'esame di maturità.

Dalle ore 09:30 alle ore 10:30 Per i genitori e i ragazzi: “L’uso del tempo, lo stare in classe e l’ascolto di un maestro” Dalle ore 10:30 alle ore 11:30 Per i ragazzi: “La matematica è un problema? È solo una questione di metodo” Per i genitori: Il primo passo alla conquista dell’autonomia verso la scuola secondaria di I grado

Mentre per chi è alla prese con la fine delle medie, III secondaria, il tema sarà l'esame di terza media e la preparazione al liceo.

Dalle ore 10:30 alle ore 11:30 Per i genitori e i ragazzi: “Strategie di studio per la prova orale nelle discipline scientifiche” Dalle ore 11:30 alle ore 12:30 Per i ragazzi: “Come affrontare la terza media tra programmi, scelte, ripassi e Invalsi” Per i genitori: “La preparazione all’esame di III secondaria di I grado: un ponte verso la scuola superiore”

ATTENZIONE
Vi informiamo che è previsto un numero chiuso di partecipanti. Per questa ragione vi consigliamo di affrettare la prenotazione. Qui di seguito trovate la semplice procedura di iscrizione
Cliccando su questo link andate sulla pagina che vi permetterà di iscrivervi.

Vi aspettiamo numerosi perché siamo sicuri che eventi del genere offrono ai nostri ragazzi una marcia in più!



mercoledì 10 ottobre 2012

La crisi spiegata ai ragazzi, un sabato di cultura che lascia tutti a bocca aperta


A breve un nuovo servizio con filmati e interviste: restate in linea!


Quello che ha colpito tutti di prima battuta è stata la puntualità di questi ragazzi che già mezz'ora prima dell'orario dell'evento avevano affollato e riempito la scuola Monforte. Stiamo parlando dell'evento che Sabato 6 Ottobre era ospitato dalla scuola femminile Faes di cui abbiamo parlato anche Venerdì scorso: "La crisi spiegata ai ragazzi", lezione tenuta dal Prof. Marco Giorgino, ordinario di Finanza Aziendale del Politecnico di Milano.

La puntualità degli ospiti è stata vista e letta come sinonimo di interesse verso l'argomento trattato e potete immaginare quanto questo desiderio di partecipazione abbia lasciato positivamente colpiti tutti, genitori compresi.

Questi ragazzi hanno poi lasciato tutti a bocca aperta facendo domande molto ragionate, indirizzate e consapevoli, decisamente argute insomma. A margine, ma neppure tanto, un dettaglio molto divertente, che evidenzia come maschi e femmine siano realmente diversi: come sempre in queste occasioni i maschi hanno fatto molte domande, mentre le ragazze prendevano appunti!
Un approccio diverso ad una medesima cosa, che testimonia ancora una volta questa differenza dei sessi e quindi la necessità di educarli alla vita, alla scuola, in maniere specifica, per personalizzare e focalizzarsi sulle peculiarità di ognuno.

Gli intervenuti ci hanno stupito ulteriormente rispondendo in maniera davvero inaspettata, ad alcune domande poste individualmente a qualcuno di loro: "Non leggo i giornali tutti i giorni ma mi piace guardare il telegiornale per tenermi informato"; "Mi piace fare colazione mentre leggo la cronaca di Milano"; "Ho partecipato a questo evento perché devo affrontare l'esame di terza media e secondo me essere informata su questi temi è utile per il tema di italiano." 

Insomma ragazzi molto informati e molto motivati, che ci rassicurano e ridimensionano quanto viene proposto dai giornali: i teenager non sono soli bambinoni viziati che passano le giornate al computer, forse una certa fetta lo farà anche ma ce n'è un'altra pronta a riscattarsi e a voler far davvero parte del mondo, una fetta di questi adolescenti vuole capire il mondo e i suoi problemi per non essere colto di sorpresa. Sono ragazzi abituati ad approfondire gli argomenti, a farsi domande e cercare di rispondersi.

Due ore ininterrotte di conferenza in cui il pubblico hanno stupito per la sua attenzione, per la sua voglia di sapere, per la sua conoscenza riguardante l'attualità. Sono però ragazzi normali: finite le due ore di lezione i maschi sono corsi a giocare a pallone in giardino e le femmine invece si sono sedute sulle panchine a parlare incessantemente come solo le donne sanno fare!


Una richiesta semplice semplice: genitori e figli che avete partecipato vogliamo anche i vostri commenti! Condividete le vostre esperienze e le vostre impressioni con noi! Grazie


    





lunedì 8 ottobre 2012

La redazione di 09 raccontata dall'interno: Matilde Daverio


   ZeroNove, ZeroNoie...Non è un gioco di parole ma sono le due riviste che nascono all'interno dei licei Faes. Interamente ragazzi di ginnasio e liceo: redazione e giornalisti, sono studenti di Argonne e Monforte, che grazie a un'idea del professor Marcello Bramati (che gestisce e aiuta questi ragazzi con la stesura dei giornalini) nata quattro anni fa  in un giorno come tanti altri delle sue vacanze nelle colline senesi, si riuniscono una volta a settimana e creano queste due interessanti riviste che ci spiegano il mondo con gli occhi da teenager. 
   Chi se non una delle giornaliste poteva parlarci di questa esperienza? Diamo allora la parola a Matilde Daverio, una delle prime voci di ZeroNove, che ha fatto parte della redazione dei suoi primi due anni di vita.



  
  Raccontaci un po' di come gestite la redazione, come è nata e cosa vi ha spinti a intraprendere questa avventura giornalistica.
    ZeroNove non è un giornalino scolastico”: questo la prima idea che è stata detta nel presentare il progetto a noi liceali, sia della Monforte che dell’Argonne. Quando facevo parte della redazione, eravamo una decina di ragazzi spinti tutti dalla passione per la scrittura e dall’interesse di indagare e documentarci sulle tematiche più disparate, dalla Politica (con la P maiuscola!) alla letteratura, dalla musica alla storia, per presentarle in maniera accessibile ai lettori, giovani e meno giovani. Avevamo un professore come punto di riferimento, ma il direttore era uno di noi. Una volta alla settimana ci trovavamo per la riunione: lavorando sui materiali a nostra disposizione, scrivendo e correggendo, consigliandoci, prendeva forma il numero del mese (anche se non sempre siamo riusciti a mantenere questa scadenza), che quindi più che un giornalino scolastico si presentava come una piccola rivista culturale, cosa di cui andavamo alquanto fieri.      
    Gli articoli erano assegnati di volta in volta e potevano essere scritti singolarmente o in coppia. Ovviamente ciascuno poteva proporre un tema su cui scrivere, o comunque sceglieva in base ai propri interessi. Dopo la prima stesura, generalmente ci si scambiavano gli articoli, per avere una prima impressione e poi per la correzione.

   Positività e negatività di tale esperienza.
    Partecipare alla redazione di ZeroNove è stata sicuramente un’esperienza positiva. Oltre al fatto che era una delle prime attività in comune tra la scuola dei ragazzi e delle ragazze, contribuire alla creazione di una rivista culturale è stimolante, interessante, ti permette di conoscere e approfondire temi importanti, attuali o semplicemente di intrattenimento.

   Come è nata la tua partecipazione alla rivista?
Quando ho saputo dell’incontro di presentazione del progetto ero desiderosa di partecipare, visto l’interesse e l’entusiasmo per il giornalismo, che vedevo – e vedo tuttora – come un possibile sbocco lavorativo dopo gli studi. E infatti dopo il primo incontro ho dato la mia disponibilità e da lì è partita la collaborazione per due anni, cioè il penultimo e l’ultimo anno del liceo.

  Cosa senti che ti sta dando, in termini di opportunità di crescita di capacità,  questa esperienza?
Una redazione giornalistica in miniatura permette di imparare a gestire il materiale e le fonti per scrivere un articolo, a rispettare delle scadenze (e su questo c’è stato tanto da lavorare!), ma anche a scrivere a più mani, che si è rivelato essere veramente difficile.

   Consiglieresti ad altri di provare un'esperienza simile e perchè?
Lo consiglierei sia perché è un’opportunità di mettersi alla prova con la scrittura, sia perché è un’occasione per creare con “colleghi” ma anche amici un gruppo stimolante di indagine sui più disparati temi culturali. E un’attività di questo tipo permette di scovare ciò che di bello ed entusiasmante ci circonda, e di condividerlo con tutti i lettori.